Il dominio di Bitcoin ha subito un calo deciso nelle ultime settimane, passando da un picco del 62% a circa il 55%, segnando un cambio di rotta nei comportamenti degli investitori e un potenziale shift verso una nuova altseason. Questo indicatore, spesso trascurato dai trader meno esperti, rappresenta in realtà uno dei segnali più raffinati per cogliere in anticipo i cambiamenti ciclici nel sentiment del mercato cripto. La dominanza misura infatti il peso di Bitcoin rispetto alla capitalizzazione totale del mercato crypto, evidenziando se gli investitori stanno cercando rifugio nel re delle crypto o se invece stanno puntando su asset più rischiosi.
Il grafico aggiornato al 1° settembre 2025 mostra con chiarezza un’inversione di tendenza rispetto ai mesi precedenti, in cui Bitcoin sembrava riprendere con forza la sua supremazia, probabilmente in scia ai timori macroeconomici e alle incertezze regolatorie. Ma il calo recente della dominanza suggerisce un riassestamento: i capitali stanno lentamente ruotando verso le altcoin, con Ethereum e Solana in prima fila. La narrativa dello “store of value” lascia così spazio a quella dell’innovazione tecnologica e del potenziale di crescita esponenziale.

Tra gli attori protagonisti di questa rotazione emergono i Digital Asset Treasuries (DAT), strutture create per raccogliere fondi e investire in asset crypto attraverso veicoli quotati. Queste iniziative, spinte da capitali istituzionali, stanno attirando l’attenzione dei grandi investitori che cercano esposizione a protocolli emergenti, ma con una struttura regolamentata. È proprio grazie a questi strumenti che Ethereum e Solana stanno beneficiando di un flusso costante di interesse, spesso da parte di quegli stessi fondi che nel ciclo precedente avevano scelto la prudenza rifugiandosi solo su Bitcoin.
Tuttavia, se il passato ci insegna qualcosa, è che la dominanza può scendere anche molto più in basso: nel ciclo 2021-2022 era crollata sotto il 40%, aprendo le porte a rally verticali di molte altcoin. Oggi ci troviamo in una zona di mezzo, in un equilibrio instabile che potrebbe preludere a un’accelerazione verso un mercato decisamente più altcoin-driven. Il livello attuale del 55% è un segnale da non sottovalutare, perché implica che l’interesse per asset più rischiosi è già in fase di maturazione, pur senza essersi ancora trasformato in euforia speculativa.
Il punto cruciale, adesso, sarà capire se questo rinnovato interesse per le altcoin si trasformerà in domanda reale nel mercato spot o se resterà confinato nel mondo più effimero dei derivati. Con l’arrivo di ETF e fondi regolamentati che permettono l’acquisto diretto di token, la vera domanda da porsi è: chi controllerà il rubinetto della liquidità? Se l’afflusso di capitali sarà diretto e continuo, potremmo essere di fronte a un’autentica riconsacrazione del potenziale delle altcoin.



