La visione di una riserva strategica nazionale di criptovalute negli Stati Uniti sta assumendo contorni sempre più concreti. Cathie Wood, fondatrice di ARK Invest e figura di spicco nel panorama degli investimenti innovativi, ha recentemente dichiarato che il governo americano potrebbe presto passare dalle parole ai fatti, iniziando ad acquistare attivamente Bitcoin per alimentare quella che è già diventata una realtà istituzionale sotto l’amministrazione Trump.
La questione non è più se, ma quando. Attualmente la riserva strategica include soltanto i Bitcoin confiscati attraverso azioni di sequestro governativo, una scelta prudente ma limitata nelle sue potenzialità. L’obiettivo dichiarato di raggiungere un milione di BTC appare ambizioso se ci si affida esclusivamente alle forfeiture. Wood non ha dubbi: “Penso che inizieranno ad acquistare”, ha affermato durante un episodio del podcast Bitcoin Brainstorm, segnalando un cambio di strategia imminente.
Le motivazioni dietro questa possibile svolta sono molteplici e profondamente radicate nella politica americana. Trump, secondo Wood, non vuole essere ricordato come un presidente dimezzato dalle elezioni di metà mandato. La comunità crypto ha giocato un ruolo determinante nella sua rielezione, e mantenere questo elettorato fedele significa continuare a sostenere politiche favorevoli al settore. Non è solo una questione elettorale: la famiglia Trump ha investimenti significativi nell’industria blockchain, creando un allineamento di interessi che va oltre la retorica politica.
Il settore delle criptovalute ha dimostrato una capacità di mobilitazione impressionante durante l’ultimo ciclo elettorale. Comitati di azione politica come Stand With Crypto hanno canalizzato fondi generosi verso candidati favorevoli, mentre figure di primo piano come i gemelli Winklevoss hanno donato personalmente alla campagna di Trump. Questa influenza politica non è passata inosservata alla Casa Bianca, che ha già organizzato eventi dedicati al settore e accolto proposte dall’industria per la formazione di un gruppo di lavoro guidato da David Sacks, consigliere speciale per AI e crypto.
L’ordine esecutivo firmato da Trump ha essenzialmente trasformato i Bitcoin sequestrati in un asset strategico nazionale, paragonabile all’oro custodito a Fort Knox. Ma il documento incarica anche i dipartimenti del Tesoro e del Commercio di esplorare strategie budget-neutral per incrementare le riserve. Una formulazione vaga che lascia aperte molte porte, compresa quella degli acquisti diretti sul mercato. Se gli Stati Uniti dovessero davvero entrare come compratori istituzionali, le implicazioni per Ethereum e l’intero mercato crypto sarebbero enormi, innescando probabilmente una reazione a catena tra nazioni che non vogliono rimanere indietro nella corsa all’accumulo digitale.
Wood ha anche menzionato l’importanza di ottenere un’esenzione fiscale de minimis per le piccole transazioni in criptovaluta, un provvedimento che eliminerebbe le tasse sulle plusvalenze per gli acquisti quotidiani. Stati come Florida e Texas stanno già legiferando in questa direzione, creando un mosaico normativo che potrebbe anticipare una riforma federale.
La partita vera si gioca tra Washington e Wall Street, tra regolamentazione e innovazione, tra chi vuole controllare e chi vuole decentralizzare. E mentre i politici parlano di riserve strategiche, i mercati osservano, aspettano, speculano. Perché se il governo più potente del mondo inizia davvero a comprare Bitcoin, non stiamo più parlando di adozione: stiamo parlando di inevitabilità.



