Il crollo di ieri dei mercati delle criptovalute ha segnato un evento significativo: la più grande ondata di liquidazioni dal 2021. In questo articolo, analizziamo la microstruttura dell’evento per comprendere i fattori che hanno causato questo scossone.
Uno degli aspetti più sorprendenti di questo dump è stato il ruolo svolto dai trader su Coinbase, i quali hanno iniziato a vendere in modo aggressivo già prima del crollo principale. Questo comportamento ha creato un contesto di pressione di vendita che ha portato il mercato in una zona critica, favorendo la liquidazione delle posizioni sovraesposte.

L’aumento della Funding Fee e dell’Open Interest è stato un chiaro segnale di un mercato surriscaldato, con molti trader che si erano indebitati eccessivamente per speculare sul rialzo dei prezzi. Insomma, un primo segnale già c’era.
Ma il crollo vero e proprio è stato innescato da una cascata di liquidazioni. Questo fenomeno avviene quando il calo dei prezzi costringe i broker o le piattaforme a chiudere automaticamente le posizioni di trading per evitare ulteriori perdite, amplificando così il movimento ribassista.
Sulle piattaforme di perpetual swaps, il meccanismo di stop loss e liquidazione ha accentuato l’impatto. Questi strumenti, popolari tra i trader crypto, sono soggetti a movimenti estremi quando i volumi di scambio aumentano improvvisamente.
Dopo il dump, il mercato ha mostrato segni di divergenza tra gli asset principali. ETH, ad esempio, ha evidenziato una pressione d’acquisto significativa subito dopo il crollo, suggerendo che alcuni investitori potrebbero aver colto l’opportunità di acquistare a prezzi più bassi.

Un fenomeno ancora più interessante si è verificato con XRP su Coinbase. Qui, una serie di ordini di vendita di grandi dimensioni ha provocato una caduta del prezzo superiore al 5%, un evento insolito in un mercato maturo come quello delle criptovalute. È possibile che un attore di grandi dimensioni sia stato costretto a liquidare le proprie posizioni, causando un effetto domino.
Ma poi come abbiamo visto c’è stata la ripresa: come spesso accade in mercati caldi, infatti, il dump è stato seguito da un rapido rimbalzo dai minimi. Questo fenomeno è alimentato dalla presenza di trader che vedono il calo come un’opportunità per comprare, oltre che da volumi di liquidazione che lasciano spazio a nuove posizioni. Sorprendentemente, durante il dump, alcune criptovalute hanno mostrato una forza inaspettata. Ad esempio, il turnover cumulativo di ADA si è rivelato particolarmente elevato, un segnale che questa altcoin ha attirato un’attenzione significativa anche in un contesto ribassista.
Cosa c’è da aspettarsi? Una lezione senz’altro è l’importanza di monitorare attentamente indicatori come la Funding Fee, l’Open Interest e la liquidità del mercato. Situazioni particolari come quella di XRP evidenziano quanto sia importante comprendere l’impatto di grandi ordini di mercato in un contesto di bassa liquidità. Potremmo essere di fronte a un momento critico per alcune altcoin, con possibilità di rialzo o ulteriori turbolenze nel breve termine. Una cosa è certa: Il crollo del 2024 rimarrà uno degli eventi più significativi nella storia recente del mercato crypto.
Today’s dump resulted in the biggest liquidation since 2021. I would like to present a microstructure view of this entire situation. As always, this thread is full of insights, charts, and comments.
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— ltrd (@ltrd_) December 10, 2024



