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Home » News » Grayscale scommette sui nuovi massimi nel 2026: perché il ciclo quadriennale è morto e l’onda istituzionale è appena iniziata

Grayscale scommette sui nuovi massimi nel 2026: perché il ciclo quadriennale è morto e l’onda istituzionale è appena iniziata

Grayscale sfida la storia prevedendo nuovi record per il 2026, mentre BlackRock e i colossi di Wall Street preparano un'invasione di 100 nuovi ETF.
RedazioneBy Redazione10 Dicembre 2025
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Dimenticate tutto quello che pensavate di sapere sul ciclo quadriennale del dimezzamento. Questa è la scommessa audace lanciata da Grayscale Research, che in una recente nota agli investitori ha scardinato una delle certezze più radicate del settore: la convinzione che il mercato debba seguire un prevedibile pattern di boom e correzione profonda ogni quattro anni. Secondo il gigante degli asset digitali, le dinamiche sono cambiate irreversibilmente e Bitcoin si prepara a segnare nuovi massimi storici già nel 2026, sfidando la gravità di un recente pullback del 30% che molti avevano frettolosamente etichettato come l’inizio di un inverno cripto.

La tesi di Grayscale non è un semplice esercizio di ottimismo, ma si fonda su una trasformazione strutturale del mercato che stiamo osservando in tempo reale: il passaggio da una speculazione retail a un accumulo istituzionale sistematico. Non siamo più di fronte a un rally guidato da trader amatoriali su piattaforme offshore, ma a un movimento tectonico di capitali allocati tramite Exchange Traded Products (ETP) e tesorerie aziendali. La prova regina arriva dai numeri impressionanti dell’iShares IBIT Trust di BlackRock, il quale ha triplicato i suoi asset rispetto alla fine del 2024, superando la soglia dei 70 miliardi di dollari in gestione. Quando nell’azionariato di un fondo crypto compaiono nomi come il Fondo Sovrano Saudita, l’Università di Harvard e lo Stato del Texas, diventa evidente che la narrazione del “rischio” è stata sostituita da quella dell'”asset class indispensabile”. Persino Vanguard, l’ultimo baluardo dello scetticismo finanziario tradizionale, ha dovuto capitolare, aprendo le porte degli ETF cripto ai propri clienti dopo averli snobbati per anni.

Questa fame istituzionale sta per generare un’onda d’urto di liquidità senza precedenti. Le stime parlano di oltre 100 nuovi ETF pronti a ricevere il via libera dalla SEC nei prossimi sei mesi, grazie anche a un clima normativo a Washington che si è fatto improvvisamente più temperato. Ma la vera rivoluzione non è solo quantitativa, è qualitativa. Gli emittenti non si accontentano più della semplice esposizione spot; stanno costruendo prodotti ibridi che portano i rendimenti della finanza decentralizzata dentro i portafogli di Wall Street. Il caso di Bitwise è emblematico: il loro proposto ETF su Avalanche non si limita a detenere il token, ma prevede di investire fino al 70% degli asset in staking per generare dividendi. È la fusione definitiva tra TradFi e yield nativo, un concetto che fino a pochi mesi fa sarebbe sembrato eresia per un regolatore.

Mentre il mercato si espande verso nuove frontiere, includendo prodotti su Ethereum, XRP, Dogecoin e persino privacy coin come Zcash, assistiamo a una convergenza bidirezionale affascinante. Da un lato, la finanza tradizionale impacchetta le crypto in ETF; dall’altro, colossi come BlackRock si preparano a tokenizzare i propri fondi iShares da trilioni di dollari per portarli on-chain.

Siamo di fronte alla fine della fase sperimentale e all’inizio dell’integrazione totale?
Il 2026 è un anno fondamentale per trovare la risposta a questa domanda.

Qui a questo link l’interessante report di Grayscale, per chi non lo sapesse è il pioniere storico degli investimenti in criptovalute che gestisce decine di miliardi di dollari:
https://research.grayscale.com/market-commentary/november-2025-what-it-takes-to-hodl

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