Dobbiamo essere onesti. Se c’è una cosa che il 2025 ci ha insegnato, è che le aspettative erano decisamente troppo alte. Ci avevano promesso un esercito di agenti AI pronti a rivoluzionare le nostre vite, a gestire le nostre aziende e, perché no, a portarci il caffè a letto. E invece? Invece ci siamo ritrovati con un “pugno di mosche digitali”. Come analizzato brillantemente in questo video che trovate anche qui in questa pagina, il 2025 non è stato affatto l’anno degli agenti autonomi. La realtà si è rivelata molto più complicata dei sogni bagnati della Silicon Valley: l’adozione aziendale è stata lenta, l’economia dietro agli agenti “agentic” si è dimostrata fragile e, diciamocelo, la tecnologia non era ancora pronta a sostituire l’intuizione umana. Abbiamo passato l’anno a capire cosa fossero questi agenti, piuttosto che a vederli realmente in azione. Una vera delusione per chi, come noi, ama la velocità e l’efficienza. Ma perchè? Abbiamo trovate 3 punti fondamentali:
Mancanza di “Valutazioni Contestuali” (Contextual Evals): Il motivo principale per cui non abbiamo visto un utilizzo diffuso degli agenti nelle aziende (“production usage”) è la mancanza di dati specifici per valutare le loro prestazioni;
Difficoltà di Misurazione: Le aziende devono poter misurare con estrema precisione le capacità di un agente all’interno dei loro flussi di lavoro specifici (workflow di nicchia). Attualmente, mancano i dati di valutazione (“eval data”) necessari per dare alle imprese la sicurezza di utilizzare questi agenti in produzione;
Mancanza di Investimenti: Le aziende non hanno ancora investito a sufficienza nella creazione di questi sistemi di valutazione, che sono essenziali per passare da semplici demo a prodotti affidabili
Ma non temete, perché se il software ci ha lasciato a bocca asciutta, l’hardware è pronto a farci girare la testa. Il vero trend che sta per esplodere, quello solido e concreto che potremo letteralmente toccare con mano, arriverà dritto dal CES 2026 di Las Vegas. Preparatevi, perché i robot stanno tornando e questa volta fanno sul serio. LG ha appena annunciato che svelerà il suo nuovo robot domestico, LG CLOiD, incarnando la visione della “Zero Labor Home“. Immagina un assistente che non vive solo nel tuo schermo, ma che si muove nel tuo salotto con la grazia di un ballerino (o quasi).
Questo non è il solito aspirapolvere che sbatte contro i mobili. Parliamo di un robot con due braccia articolate, sette gradi di libertà per arto e mani con cinque dita attuate singolarmente. Hai capito bene: dita vere per compiti delicati e precisi. LG lo descrive come un passo verso la liberazione dalle faccende domestiche, alimentato da quella che chiamano “Affectionate Intelligence“. Un’intelligenza che non solo esegue, ma “sente” e si adatta a te, proprio come una brava assistente dovrebbe fare. Mentre gli agenti software restano intrappolati nei server, macchine come CLOiD promettono di ridarci la risorsa più preziosa di tutte: il tempo di qualità.
La differenza è abissale. Mentre nel 2025 cercavamo di far dialogare chatbot confusi, il 2026 si apre con la promessa di un aiuto fisico, tangibile. Un corpo meccanico pronto a farsi carico della noia quotidiana, lasciando a noi il piacere di goderci la vita (e magari qualche vizio in più).
Ci vediamo a Las Vegas, seguiremo passo passo già da questo primo 2026 le evoluzioni di questo nuovo e di sicuro più tangibile trend.
Per approfondire: https://www.lgnewsroom.com/2025/12/lg-to-unveil-home-robot-at-ces-2026-sharing-vision-for-the-zero-labor-home



