Durante l’All In Summit di Los Angeles, il quattordici settembre, il presidente Donald Trump ha telefonato in diretta a Jensen Huang mentre il numero uno di Nvidia era sul palco a parlare di intelligenza artificiale. Huang ha tenuto per circa un minuto il telefono all’orecchio prima di riuscire, tra qualche difficoltà tecnica, a metterlo in vivavoce davanti a migliaia di persone in sala. L’episodio, ripreso in video da chi era presente, è diventato virale su X nel giro di poche ore. Nella conversazione Trump ha liquidato come una bufala i timori più diffusi sull’intelligenza artificiale, arrivando persino a scherzare sulla difficoltà di Huang a gestire il vivavoce nonostante la sua competenza tecnica.
PRESIDENT TRUMP CALLED JENSEN HUANG’S CELL PHONE WHILE HE WAS ON STAGE AT THE ALL-IN SUMMIT TODAY. JENSEN PICKED UP AND PUT HIM ON SPEAKER 🇺🇸
Two days after Sam Altman and Dario Amodei called for AI development to slow down, Trump told a few thousand people what he thinks of… pic.twitter.com/ietGQJDp1W
— WOLF (@WOLF_Financial) September 15, 2026
La telefonata arriva a due giorni da un saggio pubblicato da Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic, in cui l’imprenditore invitava l’industria a rallentare il ritmo con cui vengono ampliate le capacità dei modelli di intelligenza artificiale, posizione condivisa pubblicamente anche da Sam Altman, numero uno di OpenAI. Huang, invece, si è sempre smarcato da questa linea più prudente, e sul palco dell’All In Summit stava proprio discutendo di questo scarto quando è arrivata la chiamata del presidente. Un contrasto che riflette la spaccatura, sempre più visibile, tra chi guida lo sviluppo dei modelli linguistici e chi produce l’infrastruttura hardware su cui quei modelli vengono addestrati.
Trump è stato netto:
I robot non prenderanno il controllo. L’intelligenza artificiale non prenderà il controllo del resto del mondo. È tutta una bufala.
ha detto al telefono, aggiungendo che certi allarmi finiscono per avvantaggiare soprattutto la Cina e chi fa politica sull’argomento. Sui data center, motore fisico della corsa all’intelligenza artificiale, il presidente si è speso in prima persona:
Sono il petrolio dei prossimi venti, venticinque anni, sono più grandi di internet, molto di più.
ha dichiarato, per poi ribadire che «sono fantastici, e rendono le persone ricche». Trump ha comunque riconosciuto la necessità di una certa cautela normativa, spiegando che:
dobbiamo fare le cose con prudenza, ma questo non significa che fermeremo un’intera industria.
Jensen Huang ha colto la palla al balzo per ribadire la sua visione ottimistica del settore:
Ci assicureremo che vincano tutti nella corsa dell’intelligenza artificiale in America, ogni settore, ogni azienda, ogni stato, ogni persona.
ha risposto al presidente, mentre la platea applaudiva. L’endorsement pubblico di Trump rafforza il legame, già stretto, tra l’amministrazione e il numero uno di Nvidia. Per il mercato è un segnale chiaro: la Casa Bianca non intende frenare la corsa ai data center né imporre limiti stringenti allo sviluppo dei modelli, nonostante gli appelli alla prudenza arrivati da alcuni protagonisti stessi del settore.
Il presidente degli Stati Uniti che telefona sul palco di una conferenza per rassicurare il pubblico sull’intelligenza artificiale, mentre fatica a capire come funziona il vivavoce del suo stesso telefono, racconta meglio di qualsiasi comunicato lo stato dell’arte del dibattito sull’IA in America: tanta fiducia proclamata a gran voce, pochissima voglia di rallentare, e la tecnologia che intanto corre lo stesso, con o senza il permesso dei suoi timori. Quest’ultima è la parte peggiore.



