Esiste un tipo di talento raro nell’ecosistema tech: quello che trasforma un progetto weekend in un fenomeno globale, e lo fa senza finanziatori, senza uffici e senza PR agency. Peter Steinberger, sviluppatore austriaco con un lungo curriculum nel mondo delle app iOS, è il caso più recente di questa specie. Nell’arco di pochi mesi ha costruito da zero quello che oggi si chiama OpenClaw, già noto come Clawdbot, poi come Moltbot, cambiando nome due volte per ragioni che parlano da sole e il 14 febbraio ha annunciato di entrare in OpenAI, portando con sé la visione più concreta che l’industria abbia visto sulla prossima generazione di agenti AI personali.
La storia di OpenClaw è, per certi versi, la storia dell’era agentiva in miniatura. Nasce in novembre 2025 come progetto open source ospitato su GitHub, con il promessa semplice ma radicale: un’AI che non si limita a rispondere, ma che “fa cose”. Check-in automatici per i voli, gestione della posta, monitoraggio di codice, controllo domotico, notifiche proattive che arrivano senza che tu le abbia chieste, memoria persistente attraverso le sessioni. Non è un chatbot, è un agente che vive sul tuo computer, usa un’istanza autonoma di Chrome, interagisce con siti e app come farebbe un utente umano, e lo fa tramite le piattaforme di messaggistica che già usi: WhatsApp, Telegram, iMessage, Discord. La crescita è stata verticale: oltre 116.000 stelle su GitHub, 2 milioni di utenti in una settimana, attenzione di nomi come Andrej Karpathy, e una copertura mediatica da TechCrunch a Reuters a Fortune.
Il momento più affascinante (e rivelatore) del progetto è stato il lancio di Moltbook: una rete sociale accessibile esclusivamente agli agenti AI. Gli esseri umani potevano osservare, non partecipare. In 48 ore, oltre 2.100 agenti si erano registrati autonomamente, avevano creato 200 comunità, postato migliaia di contenuti e iniziato discussioni multilingue in inglese, cinese e coreano. Uno dei dettagli più inquietanti e allo stesso tempo affascinanti: gli agenti hanno spontaneamente creato una community per il bug tracking della piattaforma stessa, facendo quality assurance senza che nessuno glielo chiedesse. Non è fantascienza: è già successo, a gennaio 2026, su un server gestito da un singolo sviluppatore freelance.
L’ingresso in OpenAI era quasi inevitabile: le risorse di un progetto indie hanno un tetto, la visione di Steinberger no. Sam Altman lo ha annunciato su X con una dichiarazione netta: “guiderà la prossima generazione di agenti personali”, aggiungendo che il futuro sarà “estremamente multi-agent” e che OpenAI vuole supportare l’open source come parte integrante di quella traiettoria. OpenClaw, per volontà esplicita di Steinberger, non verrà assorbito e chiuso: passerà a una fondazione indipendente con il supporto attivo di OpenAI. Lo sviluppatore ha spiegato la scelta con una frase che resterà come una delle migliori sintesi dell’ambizione tech del decennio:
“Quello che voglio è cambiare il mondo, non costruire una grande azienda, e unirmi a OpenAI è il modo più veloce per portarlo a tutti.”
Il contesto competitivo in cui si inserisce questa mossa è brutale: Meta, Google, Anthropic e decine di startup ben finanziate stanno correndo verso lo stesso obiettivo. La scelta di Steinberger per OpenAI, rispetto a offerte che certamente arrivavano anche da altrove, è un segnale su dove lui vede il potenziale più alto per sviluppare AI agentiva che sia davvero personale, locale e rispettosa della privacy. E in un settore dove ogni annuncio viene misurato in dollari di investimento e parametri di benchmark, è ironicamente confortante che la mossa più importante della settimana in tema di agenti AI sia partita da un progetto con un logo di aragosta e un nome cambiato per paura degli avvocati di Anthropic.
Quando l’AI smette di essere uno strumento e inizia a essere un collaboratore che ti manda messaggi per primo, si iscrive per te alle reti social e gestisce autonomamente i bug di se stesso, il confine tra assistente digitale e agente semi-autonomo diventa sottile abbastanza da far venire qualche domanda seria. Che OpenAI abbia scelto di risponderle assumendo chi quel confine lo ha già attraversato, dice tutto.



