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Home » Altcoin » Peter Thiel abbandona ETHZilla: perché l’uscita dal più grande treasury Ethereum quotato spaventa il mercato

Peter Thiel abbandona ETHZilla: perché l’uscita dal più grande treasury Ethereum quotato spaventa il mercato

Thiel e il Founders Fund azzerano la loro quota del 7.5% in ETHZilla mentre il titolo crolla del 98% dai massimi: la strategia "Ethereum in borsa" sotto esame.
RedazioneBy Redazione19 Febbraio 2026
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Esiste un confine sottile tra scommessa visionaria e trappola finanziaria, e il mercato crypto lo attraversa con una frequenza imbarazzante. Peter Thiel, il co-fondatore di PayPal, uno dei finanziatori storici di Facebook e figura iconica del venture capital americano, ha comunicato alla SEC attraverso un emendamento al modulo 13G di aver azzerato completamente la sua partecipazione in ETHZilla Corporation, la società quotata al Nasdaq che aveva costruito la propria identità attorno all’accumulo sistematico di Ethereum come asset di tesoreria aziendale. La notizia, emersa martedì 17 febbraio, ha confermato con fredda precisione burocratica ciò che il grafico del titolo ETHZ raccontava già da mesi: da zero a zero, passando per un -98% dai massimi.

La storia di ETHZilla ha tutti gli ingredienti di un caso studio destinato a entrare nei libri di testo sulla speculazione finanziaria ai tempi della crypto. Rebrandizzata dalla società biomedica 180 Life Sciences nel 2025, ETHZilla aveva raccolto 425 milioni di dollari prima e altri 350 milioni in obbligazioni convertibili poi, puntando a diventare il “MicroStrategy dell’Ethereum”. L’annuncio dell’investimento da parte del Founders Fund di Thiel ad agosto 2025 era stato accolto come una benedizione: le azioni erano schizzate fino a un effective high di 174,60 dollari (tenendo conto del successivo split 1-per-10 di ottobre). Oggi quelle stesse azioni trattano attorno ai 3,62 dollari. Il confronto con la performance di Ethereum nel medesimo periodo è impietoso ma anche rivelatore: ETH ha perso circa il 61% dal suo all-time high di agosto a circa 1.944 dollari, ma il titolo ETHZ ha fatto ben peggio, amplificando la discesa con una leva distruttiva alimentata da debito, buyback e diluizione.

La sequenza degli eventi finali di ETHZilla racconta un’azienda che ha progressivamente smontato la propria tesi originale sotto la pressione del mercato. Ad ottobre 2025 la società aveva già venduto 40 milioni di dollari in ETH per finanziare buyback azionari. A dicembre 2025, aveva liquidato 24.291 ETH per 74,5 milioni di dollari per ripagare il debito. A gennaio 2026, altri 3.965 ETH sono stati ceduti a 12,58 milioni per ulteriori esigenze di cassa. Ciò che rimane sul bilancio è circa 65.850 ETH, una posizione che sembra più residuale che strategica. Per sopravvivere, ETHZilla sta ora tentando un pivot verso la tokenizzazione di asset reali: motori di jet leasing per oltre 12 milioni di dollari, con piani per espandersi in mutui su case prefabbricate e prestiti auto. La distanza intellettuale da “treasury Ethereum” a “prestiti per case prefabbricate” è così grande da rendere difficile non sorridere amaramente.

L’uscita di Thiel ha un peso simbolico che va ben oltre i numeri di ETHZilla. Il Founders Fund aveva rivelato ad agosto 2025 una partecipazione del 7,5%, con Thiel individualmente detentore di 11.592.241 azioni. Sei entità del gruppo sono ora tutte a zero: FF Consumer Growth II, The Founders Fund Growth II Management, FF Upper Tier GP, FF Consumer Growth, The Founders Fund Growth Management e Thiel personalmente. Contestualmente, il Founders Fund ha anche ridotto significativamente l’esposizione in BitMine (BMNR), il più grande treasury Ethereum quotato per capitalizzazione, passando da oltre 5 milioni di azioni a meno di 2 milioni in pochi mesi. Il segnale è chiaro: il modello “corporate treasury su ETH” non ha convinto anche chi aveva giocato un ruolo di enabling nella narrativa.

Sullo sfondo, Bitcoin offre il termine di paragone più diretto: Strategy (ex MicroStrategy) di Michael Saylor ha accumulato 714.644 BTC e, nonostante le perdite su carta legate al calo del prezzo, non ha ancora liquidato una sola moneta. La differenza strutturale tra il modello Strategy e quello ETHZilla sta proprio nella disciplina di execution e nella profondità del balance sheet: Saylor ha costruito un meccanismo di raccolta fondi (equity e convertibili) calibrato sulla capacità di reggere cicli lunghi senza pressione di vendita. ETHZilla si è trovata invece in una trappola da liquidità in cui ogni discesa del prezzo di ETH aumentava il costo reale del debito e riduceva il valore delle garanzie, innescando vendite forzate che amplificavano ulteriormente la discesa.​

L’uscita di Peter Thiel da ETHZilla non è solo la fine di un investimento andato male: è il verdetto di uno degli investitori più acuti della Silicon Valley sul fatto che “replicare MicroStrategy con ETH” fosse un’idea strutturalmente più fragile di quanto la narrativa del 2025 volesse far credere. Il mercato lo sapeva già da mesi, il grafico era inequivocabile, ma a quanto sembra a volte ci vuole qualche “firma” in più per capirlo davvero.

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