Mentre Bitcoin rompe nuovi massimi storici, il mercato delle criptovalute si sta caricando di entusiasmo speculativo, con un ritorno deciso verso gli asset ad alta volatilità. Tra questi, gli NFT stanno vivendo un’improvvisa e inaspettata rinascita, soprattutto all’interno di ecosistemi alternativi a Ethereum. Nelle ultime settimane, il volume di scambi di NFT su blockchain non-Ethereum ha superato i 4 milioni di dollari, un balzo significativo dopo mesi di letargo, che segna un raddoppio rispetto alla settimana precedente.
In contesti di forte rialzo, gli NFT storicamente fungono da leva amplificata rispetto alla performance dei token nativi. Si tratta di asset ad alto beta: quando il mercato sale, salgono di più. E se il mercato corregge, fanno il tonfo. Ma per ora, il vento soffia forte verso l’alto. È proprio in questo scenario che emergono gli Ordinals, gli NFT costruiti nativamente sulla blockchain di Bitcoin. In passato considerati un’eresia da alcuni puristi del codice, oggi sono tra gli asset più chiacchierati dell’ecosistema, e non a caso: il volume di trading degli Ordinals è esploso, con i floor price dei progetti più solidi in aumento del 50% in appena una settimana.

Il protocollo Ordinals permette la scrittura di dati direttamente sui singoli satoshi, creando artefatti digitali unici sulla blockchain di Bitcoin. È un’innovazione silenziosa ma potente, che sta ridefinendo i confini tra fungibilità e collezionabilità, senza dover lasciare l’ambiente originario del re delle criptovalute.
Anche il mondo Ethereum, nonostante la concorrenza incalzante di L2 e chain alternative, continua a mantenere la leadership culturale con collezioni iconiche come CryptoPunks e Pudgy Penguins. Questi progetti, definiti “blue-chip”, hanno resistito ai crolli del mercato mantenendo volumi e visibilità, affermandosi come veri status symbol della DeFi e come asset decorrelati all’interno di portafogli sofisticati.
A differenza del boom del 2021, oggi la narrativa non si basa più solo su hype o scimmiette colorate, ma su valore culturale, community forti e identità digitale. La speculazione resta, certo, ma si è evoluta. Gli investitori retail tornano, ma accanto a loro iniziano a muoversi fondi istituzionali e tesorerie DAO, alla ricerca di esposizione a NFT con liquidità e storia.
L’intelligenza artificiale, sempre più integrata in motori di raccomandazione, generatori di arte e analisi predittive, potrebbe dare ulteriore spinta al settore. Dall’individuazione di collezioni emergenti alla creazione di contenuti, AI e NFT stanno stringendo un’alleanza silenziosa ma esplosiva. Chi non se ne accorge rischia di arrivare quando i pavimenti saranno già soffitti.



